Elezioni: il peso degli altri

Buongiorno,

Pierferdinando Casini: centro!
con questo post chiudo l'analisi post elettorale. Dopo aver parlato di destra e sinistra rimane da fare qualche considerazione sugli altri: centro, terzo polo e movimento cinque stelle.

E, mi pare, le considerazioni non possono essere molto lusinghiere. 

In parlamento l'adesione ad uno schieramento politico sembra essere tornata "liquida" quanto e più che nella prima repubblica, con una gran quantità di deputati che abbandonano il partito che li ha fatti eleggere per transumare in altri o per costituire nuovi gruppi, comunque più a titolo personale che attraverso attraverso una revisione della linea politica del partito come poteva avvenire un tempo. 
 Un tempo le geometrie politiche si giocavano sull'adesione o meno di un intero partito (PRI, PLI, PSDI,...) alle alleanze di maggioranza o di opposizione.

Luca Barbareschi: dove sta oggi?
Oggi, oltre ai centristi, ci sono i finiani che abbandonano il PdL per fondare FLI, altri che abbandonano FLI ed IDV per fondare i Responsabili, altri che rimbalzano tra Fli e PDL, altri ancora che migrano dal PD ai centristi. E oggi in parlamento, questi movimenti e partiti stanno segnando in maniera pesante la politica nazionale, essendo giunti di fatto a paralizzare, con una sfiducia quasi acquisita e con il conseguente mercato delle poltrone, l'attività parlamentare: nel palazzo quindi UDC, FLI, Responsabili, Terzopolisti hanno un peso.

Pennacchi: Fasciocomunista!
Al di fuori del palazzo, quando invece che di poltrone ed alleanze si parla di voti, le cose cambiano molto, perchè non solo i voti che hanno raccolto al di fuori dei due schieramenti principali sono stati una quantità molto esigua (con l'eccezione dei grillini la raccolta è stata inferiore alle attese un po' per tutti), ma molto spesso, non hanno nemmeno avuto un peso particolare nel modificare gli equilibri tra il primo turno ed i ballottaggi, al punto che la maggioranza dei candidati ha preferito chiedere il voto agli elettori di questi partiti / movimenti senza provare a sviluppare una alleanza organica con il partito.





In sintesi, se nel palazzo le logiche sono di tipo consociativo, dalle urne esce la conferma che l'elettorato vuole una logica bipolare e che, per questi partiti, gli spazi si stanno restringendo.
 
Unica eccezione, come dicevo prima, è rappresentata dal M5S, che ha segnato una crescita del proprio elettorato, anche con punte estremamente rilevanti come a Bologna, grazie ad un modo di fare politica anticonvenzionale ed al di fuori dagli schemi consueti, ma che continua a rimanere ai margini della politica, a causa della pretesa di restare un corpo esterno a tutto il resto della poltica stessa.

Ciao

Paolo
 Una clip per Grillo era d'obbligo

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